LA VIRTÙ NASCOSTA

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LA MEMORIA DELLA RESISTENZA IN AUSTRIA

Il termine tedesco Vergangenheitsbewältigung si riferisce al difficile rapporto con un passato che si vorrebbe ignorare, ma non si può. Mentre i tedeschi furono costretti dalla storia e dagli alleati a fare i conti con il nazismo, agli austriaci venne offerta la possibilità di passare per la prima nazione vittima della politica di conquista di Hitler, e i politici del dopoguerra non se la lasciarono sfuggire, recependo questa interpretazione di comodo nello Staatsvertrag, la carta costitutiva della nuova repubblica.

Che la rimozione del nazismo non equivalesse alla cancellazione dello stesso si cominciò a rendersene conto nel 1986, quando scoppiò l’affare Waldheim, il Presidente della Repubblica (già segretario dell’ONU!) che ritenne di poter negare contro ogni evidenza il suo passato di ufficiale dell’esercito nazista. Il clamore internazionale suscitato dalla vicenda indusse il cancelliere Vranitzky a riconoscere la corresponsabilità austriaca nel nazismo.

Da allora cominciò a farsi luce la verità che, contrariamente alla versione corrente, l’Austria condivideva la colpa tedesca, non da ultimo anche dell’Olocausto. Ad esso infatti gli austriaci collaborarono attivamente, basti citare i nomi di Globočnik, Eichmann, Stangl, artefici del massacro di 1.700.000 ebrei.

Non sono però queste figure terribili i padri spirituali dell’odierna Repubblica austriaca attuale, fondata sulla democrazia, bensì proprio le persone cui con questa mostra si vuole rendere omaggio. Delle sole due foto che compongono questa sezione, una raffigura una delle non molte tavole alla memoria degli oppositori al nazismo, l’altra una tomba comune. La loro semplicità si contrappone alla retorica del vittimismo e dell’attribuzione solo ad altri di colpe anche proprie.

       Lapide sulla tomba 
di tre giustiziati nel 1943 
“Per la libertà dell’Austria”

Ma se è vero che l’Austria è uno di quei paesi che ancora hanno bisogno di confrontarsi con il proprio passato, è altrettanto vero che il futuro si costruisce sì non dimenticando il passato, ma anche guardando avanti. Questo è sicuramente anche l’intento degli storici austriaci che ancora lottano per fare definitiva chiarezza sulla storia nazionale.

Vi è poi un modo più alto di considerare gli eventi, pur vivendoli fino in fondo. La mostra si chiude con un estratto dell’ultima lettera di Richard Zach, le cui parole e il cui sacrificio costituiscono un modello di spirito politico e religioso, ambedue vissuti fino in fondo. La tragedia, elevandosi nel sublime, si fa catarsi, e l’uomo trova un senso nell’assurdità dell’orrore.

Dall’ultima lettera alla famiglia di Richard Zach

Die Zeit ist da, ihr Lieben, zu schweigen. Aber wähnt nicht, daß dieses Schweigen eine Totenstille, eine eisige, würgende Ruhe ist. Nein, im Schweigen liegt ein tiefes, weises - ein wahrhaft gottliches Tönen. Lauscht ihm, entweiht es nicht durch Jammern, horcht dem Heiligen nach wie ich, während ich mich von euch wende. Öffnet die Augen weit, seht ich gehe in die Helle hinein, schaut bis euch die Augen übergehen vor Glück und ich für euch nichts mehr bin als selbst Helle, ein Schimmer, ein Funke gleich, wie jäh er verglühen musste, ein Funke doch und so ein ewiger Teil im Licht.

Euer, immer Euer Richard

23.1.1943

È arrivato il momento, miei cari, di tacere. Ma non pensate che questo silenzio sia di tomba, una quiete gelida e soffocante. No, nel silenzio vi è un suono profondo e saggio, veramente divino. Ascoltatelo, non dissacratelo con il vostro pianto. Udite il divino come lo odo io, mentre mi ritiro da voi. Aprite gli occhi completamente e osservatemi mentre entro nel chiarore, osservate finché i vostri occhi traboccheranno di gioia, e io non sarò altro che luce per voi, un bagliore, simile ad una scintilla che repentinamente doveva spegnersi, per divenire in eterno parte della Luce.

Il vostro, per sempre vostro Richard

23.1.1943

Da: H. Steiner (Hrsg.): Gestorben für Österreich. Widerstand gegen Hitler. Eine Dokumentation. Löcker Verlag, Wien 1995. Il passaggio qui riportato è stato tradotto da Gianluca Delle Donne.

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