LA VIRTÙ NASCOSTA

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LA RESISTENZA DEI MILITARI | LA RESISTENZA DEGLI ESILIATI | LA MEMORIA DELLA RESISTENZA IN AUSTRIA

LA RESISTENZA DEGLI ESILIATI

 

L’emigrazione e l’esilio erano per molti – soprattutto ebrei - l’unica possibilità di sottrarsi alle persecuzioni. Questo passo comportava logicamente difficoltà enormi e si fece con il tempo via via più complicato, finché un decreto del 23 ottobre 1941 bloccò completamente il flusso. Fino a quella data erano riusciti ad emigrare oltre 130.000 persone, in gran parte ebrei. I paesi di destinazione erano i più diversi e anche remoti. La maggior parte degli esuli confluì in Francia, Gran Bretagna e USA.

Riunione a Londra 
degli antinazisti austriaci

 

Per alleviare i tantissimi problemi pratici degli esiliati, in molti paesi sorsero dei comitati di aiuto. Ad essi si aggiunsero le organizzazioni con finalità più politiche, di vera e propria resistenza e di diversa matrice. Una delle più importanti fu la FAM (Free Austrian Movement in Great Britain) di Londra, che intendeva riunire le varie organizzazioni: i comunisti, i monarchici, i conservatori borghesi e i socialisti. A Parigi spiccava la personalità di Otto d’Asburgo, che godeva di ottimi rapporti internazionali e praticava una politica di decisa opposizione all’Anschluss.In esilio gli scrittori continuarono la loro attività in primo luogo grazie alle varie organizzazioni austriache, che pubblicavano bollettini e avevano una sezione culturale. La pubblicazione più importante fu Die österreichische Post di Parigi, cui collaborarono Joseph Roth, Franz Werfel, Friedrich Torberg. Molto qualificata era la sezione culturale dell’Austrian Action di Londra, che ebbe come collaboratori Franz Werfel e Paul Wittgenstein. Vicini al FAM erano invece Elias Canetti e Oskar Kokoschka.


Manifestazione degli antinazisti austriaci in Francia

 

Sigmund Freud mentre sale sull’aereo. Il grande psicoanalista fu nominato a Londra, ove morirà nel 1939, Presidente Onorario del locale Austrian Centre, costituito da emigrati in Gran Bretagna

L’esilio degli intellettuali ebbe effetti catastrofici sul livello culturale dell’Austria, che per vari decenni dopo la guerra non riuscì a risollevarsi dal provincialismo in cui era sprofondata. Molti esiliati infatti – le migliori teste che l’Austria possedeva, oltretutto in quantità eccezionale - non rientrarono più in patria, né, va detto, furono davvero invitati a farlo dai rappresentanti della Seconda Repubblica.

L’attività degli esiliati, e in particolare delle loro organizzazioni, ebbe il grande merito di mantenere aperta la “questione austriaca”, l’idea cioè che dopo il nazismo dovesse tornare a esistere una nazione austriaca. Molti scelsero di combattere contro il nazismo, arruolandosi nell’esercito alleato - una scelta paradossalmente patriottica e non compresa da molti connazionali.

Gespräch mit einem Überlebenden

Was hast du damals getan was du nicht hättest tun sollen?
“Nichts”
Was hast du nicht getan was du hättest tun sollen?
“Das und dieses und jenes: Einiges”
Warum hast du es nicht getan?
“Weil ich Angst hatte”
Warum hattest du Angst?
“Weil ich nicht sterben wollte”
Sind andere gestorben weil du nicht sterben wolltest?
“Ich glaube ja”
Hast du noch etwas zu sagen zu dem was du nicht getan hast?
“Ja: Dich zu fragen: Was hättest du an meiner Stelle getan?”
Das weiß ich nicht und ich kann über dich nicht richten. Nur eines weiß ich:
Morgen wird keiner von uns leben bleiben wenn wir heute wieder nichts tun

Dialogo con un sopravvissuto

Che cosa hai fatto allora che non avresti dovuto fare?
“Niente”
Che cosa non hai fatto, che invece avresti dovuto fare?
“Questo, quello e anche quell’altro - un po’ di cose”
Perché non le hai fatte?
“Perché avevo paura”
Perché avevi paura?
“Perché non volevo morire”
E sono per caso morti altri, per il fatto che tu non volevi morire?
“Penso di sì”
Hai ancora qualcosa da dire riguardo a quello che non hai fatto?
“Sì, vorrei chiederti: che cosa avresti fatto al mio posto?”
Non lo so e non posso giudicarti. So solo una cosa:
Domani nessuno di noi resterà in vita se oggi di nuovo non facciamo niente.

Testo di Erich Fried (1921-1988). Nato a Vienna, Fried si rifugiò durante il nazismo in Inghilterra; suo padre fu arrestato dalla Gestapo e giustiziato.

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