Giovedì
17 gennaio 2002, alle ore 18, nella sala Ajace del Comune di Udine,
Primus-Heinz
Kucher (Università di Klagenfurt) e Luigi Reitani (Università di Udine)
presentano il volume di poesie Freisprechanlage / Bezročno Govorjenje /
Vivavoce di Fabjan Hafner. 
Sarà presente l’autore.
L’iniziativa è organizzata dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Udine e dalla Biblioteca Civica “V. Joppi” nell’ambito degli Incontri con l’autore, in collaborazione con l’Associazione Biblioteca Austriaca e il Centro sul Plurilinguismo dell’Università di Udine.
Nato nel 1966, Fabjan Hafner scrive in tedesco e sloveno e rappresenta così quella particolare situazione di bilinguismo che caratterizza la Carinzia meridionale, dove l’autore vive (a Feistritz, nel Rosental). Traduttore (tra l’altro di Peter Handke), critico letterario e poeta, Hafner ha al suo attivo i volumi di liriche Indingo (in sloveno, 1988) e Gelichter+Lichtes (in tedesco, 1991). L’antologia Freisprechanlage / Bezročno Govorjenje / Vivavoce raccoglie ora la sua produzione in versi in una edizione trilingue, che unisce al tedesco e allo sloveno anche l’italiano (nella versione di Roberto Dedenaro, a cura e con una postfazione di Primus-Heinz-Kucher).
La lirica di Hafner è una lirica di riflessione e meditazione che non teme di affrontare temi di vasto respiro, come la solitudine o il dolore, senza tuttavia mai cadere nel pathos della retorica. Il suo registro linguistico preferito è una sorta di malinconica e lucida ironia (“Diffidate della poesia: / introduce furtivamente spazi, merce illegale di contrabbando…”), unita a un rigoroso minimalismo espressivo. Hafner non esprime giudizi definitori, ma si interroga piuttosto su un mondo che ha perso – in ogni senso – la sua interezza, ed è percepibile solo in situazioni marginali e di deriva. Scrittore di confine, si muove tra le lingue della sua regione come su fragili passerelle lanciate sulle asprezze e i fraintendimenti delle convenzioni. “Scrivere poesia” si legge in un’epigrafe a una delle sezioni del volume “significa tradurre da una lingua che non c’è”.