Salisburgo

La città, per chi la conosca e conosca e conosca i suoi abitanti, è un cimitero delle fantasie e dei desideri, bello in superficie ma in effetti spaventoso sotto questa superficie. Per colui che ci vive per imparare e per studiare, e tenta di trovare equilibrio e giustizia in questa città che in ogni parte del mondo gode fama soltanto di bellezza e nobiltà, e ogni anno, in occasione del cosiddetto Festival, anche della fama derivante dall'arte, la cosiddetta Grande Arte, essa, la città, ben presto non risulta altro che un freddo museo di morte, esposto a malattie e bassezze di ogni genere, e in questa città si ingigantiscono per lui tutti gli ostacoli immaginabili e inimmaginabili, i quali spietatamente devastano e profondamente ledono le sue energie e le sue doti e attitudini spirituali; ben presto dunque la città, per lui, non è più una bella natura e un'esemplare architettura, ma nient'altro che un groviglio umano impenetrabile di volgarità e di bassezza, ed egli non cammina più in mezzo alla musica quando passa per le strade della città, ma è soltanto disgustato dal pantano morale in cui sono immersi i suoi abitanti.

L'origine, p.13

(traduzione di Umberto Gandini)