Grafenhof

Tutto sommato ero preparato a Grafenhof. Avevo l'ospedale di Salisburgo, avevo Grossgmain alle mie spalle. Avevo già alle mie spalle la scuola elementare delle malattie e del morire, anzi addirittura la scuola media. Padroneggiavo l'abici` della malattia e del morire. Ormai frequentavo altresì le lezioni di matematica superiore della malattia e della morte. Questa scienza, lo ammetto, mi aveva sempre affascinato, ora mi sorprendevo a studiarla con passione ossessiva. Da tempo avevo tutto subordinato a questa scienza soltanto, ero arrivato a questa scienza senza l'aiuto di nessuno, le circostanze non potevano portarmi che a questa scienza che include in sè tutte le altre scienze. Mi ero dunque consacrato a questa scienza da vittima indifesa, avevo fatto di me stesso nel modo più naturale l'osservatore di questa vittima e, nello stesso tempo, l'osservatore di tutti gli altri. Prendere le distanze in questo modo era semplicemente di importanza vitale, solo così avevo la possibilità di salvare la mia esistenza.

Il freddo, p.37

(traduzione di Anna Ruchat)