dimissioni dal sanatorio

Per quanto fossi ancora molto giovane, ero uno scettico di solida formazione, preparato a tutto e sempre pronto al peggio. Ancora oggi considero questa la mia virtù più grande. Il paziente deve far conto soltanto su se stesso, questo io lo sapevo, non deve aspettarsi quasi niente da fuori, bisogna che si eserciti soprattutto a rifiutare, a evitare, a sventare. Mio nonno, il mio filosofo personale, aveva posto in me le basi di questo comportamento. Io sono guarito, posso dire, perché ho diffidato. Ma lungo è stato il tragitto per arrivare a quel punto. È il malato stesso che contro i medici deve prendere la propria malattia in mano, e soprattutto in mente, questa è stata la mia esperienza. Pur non sapendolo ancora, io ho agito in questa direzione.

Il freddo, p. 22

(traduzione di Anna Ruchat)